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Una domenica particolare
16/02/09
Ci rivedemmo sulla spiaggia nel tardo pomeriggio, quando scesi dopo un lungo e meritato riposo, ma evitai accuratamente qualsivoglia coinvolgimento se non quelli dovuti in una comitiva di persone in vacanza.
La cena venne servita sulla terrazza, a buffet. Roberta si era messa un vestito verde pallido, non molto aderente, con spalline sottili, che le arrivava a metà coscia con una modesta scollatura avanti e dietro, ma con un vuoto al di sotto del seno che le lasciava scoperto l’addome fin quasi al pube. Chiaramente le scarpe erano con il tacco.
Più intrigante era la sua amica Gloria: una maglia di lamè accollata, ma che si fermava immediatamente sotto al seno ed un pantalone nero, a vita bassa, aderentissimo che metteva in risalto le sue forme. Realizzai che questa Gloria cercava di tenermi lontano da Roberta: da quello che mi aveva detto Roberta credo che cercava di difenderla e di non farle commettere, a seguito della mia “nefasta” influenza, qualche gesto erotico che poi si sarebbe potuta trovare a rimpiangere. Comunque sia alla fine della cena ci ritrovammo tutti e tre a chiacchierare piacevolmente in modo mondano, senza assolutamente dare nell’occhio, tant’è che ogni tanto partecipavano a queste chiacchiere anche i rispettivi mariti. Alla fine della cena si decise di continuare la serata al night attiguo.
Anche qui la serata trascorse tranquilla. L’unica evasione erotica che mi concessi fu a metà serata. Comunicai a Roberta di raggiungermi nei bagni. Quando arrivò, ci chiudemmo in un bagno, le tolsi completamente il vestito e cominciai ad accarezzarla sui seni e tra le gambe. Sia i capezzoli che la fica subito risposero alle carezze: i primi subito si indurirono, aumentando di volume, la seconda iniziò a bagnarsi come una fontana. Sentii le grandi labbra e la vagina rilassarsi e favorire l’introduzione prima di un dito e poi del secondo. Sentivo le pareti della vagina adattarsi alle dita. Iniziai, allora, piano piano ad introdurre un terzo dito, forzando un po’ l’apertura. Roberta segnalò il suo gradimento allargando ulteriormente le gambe: considerando le scarpe con i tacchi alti era un vero sacrificio! Quando la vagina accettò completamente il terzo dito e la mano potette riprendere tranquillamente il movimento di entrata ed uscita, iniziai a stringere un capezzolo ed a rigirarlo tra le dita. Iniziò ad agitarsi e ad emettere mugolii per il piacere ed il dolore. In quell’istante si sentì una porta sbattere e delle voci che parlavano: qualcuno stava entrando nei locali! Roberta si irrigidì e si fermò, ma io continuai imperterrito, come se nulla fosse, a stringerle il capezzolo tra le dita, alternano il movimento di torsione con carezze e strofinii ed anzi aumentai la velocità di masturbazione. Il contemporaneo movimento sui capezzoli e sulla vagina le fecero superare la paura, per cui riprese ad agitarsi ed a muovere il bacino venendo incontro alla mano che la violentava, ma ora si mordeva il labbro inferiore per non far uscire nemmeno un gemito e farsi scoprire. Dalla quantità di piacere che colava dalla sua vagina mi resi conto che era prossima all’orgasmo, per cui rallentai il movimento dandole il tempo di riprendersi. Appena sentii le voci che si allontanavano e la porta che si chiudeva, ripresi il movimento velocemente fino a sentirla sempre più vicina al punto del non ritorno. Mi fermai un istante prima che iniziasse ad arrivare. Lei continuava ad agitare il bacino cercando di strofinare il clitoride vicino alla mia mano, ma io mi stavo attento a non darle questa soddisfazione che avrebbe avviato il piacere!. “Me lo devi chiedere!” “Si…ti prego…fammi arrivare…” A questo punto mi fermai e tolsi completamente la mano. Roberta rimase un attimo ferma, poi stringendosi a me, cominciò sottovoce a parlare “Sono la tua schiava…fai di me quello che ti piace…ma fammi arrivare…ti prego…se mi fai arrivare…..potrai frustarmi…mi farò inculare….mi masturberò davanti a te…davanti a chi vuoi tu…si…si…ti prego….la tua troia ti chiede di farla arrivare…non lasciarmi così…”
Con calma, piano piano ripresi a masturbarla. Subito iniziò a gemere ed ad agitarsi. La fica riprese a colare. Ormai ai suoi piedi c’era un lago. Mi fermai…aprii la porta ed uscii senza dirle una parola!
Diversi minuti dopo la vidi riemergere. Io stavo ballando e non le diedi retta. Dopo poco me la ritrovai vicino. Il suo sguardo era tra la sottomissione e la rabbia e la frustrazione. “Perché?” “C’è la tua famiglia, i tuoi amici. Ho sbagliato a venire. -Le dissi- Ti voglio puttana e con loro presenti non puoi! Ha ragione la tua amica Gloria: corri rischi inutili! Quando avremo tutto il tempo per noi…” Con lo sguardo basso si allontanò. Si andò a sedere. Vidi che aveva le mani sul grembo: si stava toccando? Tra un ballo e l’altro le dissi: “mostra le gambe”. Poco dopo notai che la gonna era molto più sopra di mezza coscia, aveva assunto una posizione semiseduta, con l e gambe leggermente aperte: quando i nostri sguardi si incontrarono le sorrisi e lei ricambiò, riconoscente per quel piccolo gesto: era nelle mie mani! Ma anche io ormai la vedevo sempre presente nei miei pensieri: era il carnefice o la vittima il dipendente?
A conclusione di serata salutai tutta la comitiva. Il marito di Gloria mi invitò nuovamente alla gita in barca; al mio rifiuto si fece promettere che una volta tornati in città ci saremmo continuati a frequentare…Non poteva immaginare quanto mi costava dire di no alla gita in barca per l’indomani e ebbi un nuovo pensiero: come avere Roberta senza la presenza del marito, ma sfruttando l’amicizia che si era creata con lui nelle ultime ore?
La mattina dopo ero solo. Il gruppo doveva essere andato in gita in barca e non sarebbe tornato prima delle 18, ora in cui io sarei stato già sulla via del ritorno. Me la presi quindi comoda, preferivo non incontrare Roberta. Verso le 9.00, quando ero sul punto di scendere per la colazione, squillò il telefono. “Non sono andata! Ho fatto finta di stare male per le mestruazioni.” “E come farai quando ti verranno veramente?” “Dirò che non erano andate via…” “OK. Sto andando a fare colazione. Ti lascio la camera aperta: fatti trovare nuda, offerta, sul letto” Non aspettai nemmeno la risposta: misi giù il ricevitore, troncando ogni colloquio.
Nella sala da pranzo eravamo in pochi. Me la presi comoda. Notai che il tavolo del gruppo del giorno prima era stato già sparecchiato. Parlando con un cameriere venni a sapere che erano usciti alle 8,30. Mi confermò che sarebbero tornati direttamente a cena.
Aprii bruscamente la porta. Per quanto desiderasse e aspettava il mio arrivo da un momento all’altro, fece un salto. Era stesa supina al centro del letto matrimoniale, completamente nuda, con le gambe e le braccia stese e aperte. La guardai dalla porta, senza chiuderla. Io sapevo che il corridoio era vuoto, lei poteva solo sperarlo! In un primo momento non fece caso alla porta. Poi realizzò e vidi che il suo sguardo, prima luccicante di desiderio, ora era agitato e correva da me alla porta alle mie spalle. Le sorridevo, ma non accennavo a voler chiudere la porta! “Ti prego…” “Che cosa vuoi?” “La porta…” e, visto che restavo in silenzio a guardarla con il sorriso sulle labbra, ma che non accennavo a chiudere la porta “Ho paura…Non qui…Mi conoscono….” “Cosa vuol dire non qui?” Chiesi, continuando a non mostrare intenzione a chiudere la porta. Arrossendo violentemente, agitandosi sempre di più perché aveva sentito la porta dell’ascensore (non aveva realizzato che si erano chiuse e non aperte: qualcuno l’aveva solo chiamata!) precipitosamente, affannando: “Ti prego…mostrami a tutti… ma non qui…mio marito…” Con calma presi il cartello non disturbare lo attaccai alla maniglia esterna e con calma chiusi la porta. “Allora desideri essere mostrata a degli sconosciuti…” le dissi avvicinandomi e lasciando la frase come in sospeso tra noi. “Avevo pensato che fosse un tuo desiderio.” Guardandola negli occhi e sorridendo: “Mio o tuo?” Abbassò lo sguardo ed arrossì; poi come prendendo coraggio inspirò profondamente, mi guardò fisso e disse “Non lo so più! Non mi riconosco più! Non so cosa mi prende. Ieri sera al locale mi sarei spogliata e messa in mostra se me lo avessi chiesto! E ti assicuro che lo desideravo! Per fortuna che mi hai fermato! Non ti dico quante me ne ha dette Gloria! Non mi conosco più. Tutto ciò che fino a qualche giorno fa era semplicemente impensabile, fuori da ogni logica…oggi è il mio desiderio. Se qualcuno mi avesse detto che avrei accettato di essere violentata in tutti i miei buchi, di essere frustata finanche sulla fica, che avrei provato piacere con la bocca…avrei detto che era pazzo! Ed invece sono qui! Semplicemente TUA!”
Mi avvicinai al letto e cominciai a toccarle in mezzo alle gambe. Le allargò ancora di più, come a rendere più chiara ancora la sua disponibilità. Era già bagnata, ma per me questo non rappresentava più motivo di meraviglia. Le presi una mano, la portai in mezzo alle sue gambe e le ordinai di masturbarsi. Memore della lezione del giorno prima non se lo fece ripetere una seconda volta. Iniziò a stimolarsi il clitoride, mantenendo fermo lo sguardo nei miei occhi e ricambiando con gioia il mio sorriso. Presi a carezzarle i capelli. Il movimento del dito si cominciava a fare più ampio, passando dal clitoride alla vagina, dove il movimento di su e giù si faceva sempre più intenso. Improvvisamente cambiò: con il pollice si toccava il clitoride e introduceva profondamente in vagina indice e medio. Iniziò a mugolare. La mano sinistra bruscamente si abbassò sui seni e cominciò a toccarli: prima in modo molto dolce solo i capezzoli, fino a farli diventare duri e dritti come due piccoli cazzi, e poi iniziò a massaggiarsi a piene mani entrambe i seni, stringendo e carezzando. Il bacino si agitava alzandosi ed abbassandosi a mimare un rapporto. Con la testa iniziava a sbattersi girandola sempre più velocemente ora da un lato ora da un altro finchè, improvvisamente, ebbe una serie di contrazioni di tutto il corpo, come convulsioni, ed emettendo gemiti e sospiri iniziò ad arrivare “Si…si…mio dio…è…è…bellissimo… masturbarsi davanti te è bellissimo …si…si… .arrivo…. non ce la facevo più…è da ieri che volevo arrivare….si…si…ahhhhhhhh…Arrivo….”
Finalmente si lasciò andare, piano piano si rilasciarono i muscoli del corpo, il movimento del respiro si faceva più regolare, gli occhi erano sempre chiusi, ma i lineamenti del volto si distesero, il rossore del volto si faceva rapidamente più chiaro….ma la mano in mezzo alle gambe continuava a titillare il clitoride, come a voler tirare fuori gli ultimi spasimi dell’orgasmo.
Finalmente riaprì gli occhi e li fissò nei miei. La mia mano continuava a carezzarle i capelli. “Sei bellissima quando arrivi. La prossima volta riprenderò tutta la scena.” “Non pensavo fosse così bello donarsi totalmente ad un uomo. Essere solo carne alla ricerca del piacere, ma solo ed esclusivamente se questo piacere ne dona altrettanto a te. Questa notte mio marito voleva fare l’amore. Io ne avevo tanta voglia. Ma gli ho detto di no ed ho iniziato a costruirmi l’alibi della mestruazione…solo perché senza di te il mio piacere non è tale. Lo so. Può risultare incomprensibile, ma non so spiegarti in altra maniera: o con te in qualunque modo tu voglia…o con nessuno!”. “Anche tu sei importante per me…” Dopo questa mia frase il suo sguardo diviene profondo, languido e il suo viso fu illuminato da un sorriso radioso, che riempì di luce la stanza! A questo punto mi chiese il permesso (!) di muoversi ed ottenutolo si tirò su al mio fianco ed iniziò un lento movimento con le mani ad accarezzarmi il petto. Con dolcezza mi spinse giù, supino sul letto, mi tolse la camicia e scese baciandomi verso in mio sesso. Come aprì il pantalone ed abbassò gli slip saltò fuori con tanta energia che le urtò il naso “Ehi quanta energia ha il mio signore!” disse Roberta ridacchiando felice di quella manifestazione di interesse. Allungando un braccio presi da sopra il comodino il dildo della sera precedente: “tieni infilatelo ben dentro, troia!” Senza perdere il contatto tra la bocca ed il mio cazzo notai che si distendeva per eseguire il mio ordine. Di suo iniziò a muoverlo dentro la vagina a tempo con il movimento di avanti e indietro che aveva avviato con la sua bocca.
Sul comodino c’erano anche due piccole mollette di acciaio, con una vite ad una estremità, di quelle che si applicano sui capezzoli e poi si stringono. Non le aveva notate. Le presi e gliele mostrai: parve infastidita dell’interruzione apportata alla sua doppia attività. Quando si rese conto che ne stavo avvicinando una ad un capezzolo capì di cosa si trattava e delle mie intenzioni “No…no…mi farà male…” ma mentre lo diceva esponeva i seni alla tortura,
tirando le spalle indietro e mettendosi dritta avanti a me. Il contatto con il metallo freddo la fece sobbalzare, ma mantenne la posizione. Iniziai a stringere la clip, guardandola diritto negli occhi. Lei sosteneva il mio sguardo…che iniziarono a velarsi di lacrime: iniziò un gioco io volevo che chiedesse di fermarmi e lei voleva resistere! Chiuse gli occhi. “mhhhh…ahhhh…mhhhh…basta non ce la faccio…ti prego…pietà… mi strappi…che dolore…ti amo…sono tua…Ahhh…pietà per la tua puttana…” “Sei stata quasi brava, ancora solo mezzo giro” le risposi tanto per non dargliela vinta troppo facilmente. Mi fissava con occhi sbarrati dal dolore e supplichevoli. Eseguito l’ultimo mezzo giro iniziai a titillarle l’altro capezzolo!. Sapeva le mie intenzioni, ma per quanto aveva dolore e paura per l’ulteriore dolore che avrebbe iniziato a sentire di lì a poco…la sensibilità del capezzolo e il piacere presero il sopravvento. Appena ben eretto avvicinai la seconda molletta ed iniziai a stringere: questa volta i lamenti iniziarono molto prima. Ma andai avanti, fino a vederle le lacrime che le uscivano dagli occhi serrati e la bocca aperta in un muto urlo di dolore. A quel punto la baciai e lei rispose con enorme passione la bacio, quasi che più forte baciasse meno soffriva. A quel punto le posi le mani sulle spalle e la spinsi giù, verso il mio sesso che desiderava liberarsi. Non si fece pregare: scese leccando la pelle e lasciando una striscia umida che scendeva sul collo, il torace, l’addome fino a risalire lungo l’asta per poi infilarsela quasi con violenza fino in fondo alla gola. Quello che mi piaceva di Roberta è che quando aveva il mio cazzo in bocca mi guardava e cercava il mio sguardo per assicurarsi che gradissi le sue attenzioni. Bastarono pochi movimenti delle sue labbra e della lingua per avvicinarmi in maniera pericolosa all’orgasmo, per cui mi ritrassi. Si fermò non sapendo cosa volessi fare. Mi sollevai mi posi alle sue spalle e, tolto il dildo, lo sostituii con il mio cazzo, che entrò facilmente: la fica era larga ed allagata! Iniziai a spingere con violenza, accentuata dal suo venirmi incontro: ogni volta che arrivavo a fine corsa sentivo il suo utero toccare il mio cazzo, accompagnato da un suo gemito di piacere. Dopo alcuni istanti uscii dalla vagina, lasciandola un attimo perplessa. Quando le appoggiai la cappella al buco del culo capì le mie intenzioni ed arcuò la schiena per mettere in risalto il suo culo e allargarlo per facilitarmi il compito. Ebbi qualche difficoltà, cui lei rispose con gemiti di dolore e qualche lamento-preghiera (“Mi fa male…mi spacchi…violentami…”) per poi gemere di piacere quando le fui piantata ben dentro ed iniziai un movimento di avanti e fuori. Con una mano presi a stimolarle il clitoride e con l’altra salii ai seni per rievocare il dolore delle mollette, a cui ormai sembrava essersi abituata. Immediatamente iniziò ad agitarsi e a lamentarsi per il dolore ed il piacere con gemiti e frasi sconnesse: “si…violentami…fammi male…spaccami… legami…chiavami..rompimi il culo…la fica..legami…fammi soffrire…si…si…si..ti prego…voglio soffrire…umiliami…non voglio essere altro che un oggetto…sono tua…la tua donna…tutta tua…la tua puttana…si puttana…troia …chiavami…fammi chiavare…fammi tutto….stringi…spingi…voglio tutto…si… violentami… umiliami…si…si…desidero annullarmi…..umiliami….ti prego…” Improvvisamente uscii dal culo ”NO….NO…non uscire ti prego…no…..”, allora lo introdussi con vigore nella fica: “Si…si…dio…quanto è bello…aprimi…” Allora posizionai le mani sulle anche e comincia a sbatterla con violenza, ora introducendomi nella vagina che grondava come una fontana ora uscivo e le violentavo il culo, ormai completamente aperto. Quando la scopavo nella vagina c’era un rumore di sciabordio…quando uscivo dal culo c’era un rumore come di suzione… Ormai Roberta sbatteva la testa da un lato e dall’altro in preda a ripetuti e continui orgasmi, stava con il tronco sul letto, le braccia in alto ed ai lati, aperte come se fosse legata alla testiera e le dita si aprivano e chiudevano spasmodicamente stringendo e lasciando il lenzuolo. Ma anch’io dovevo arrivare: un ultimo affondo in vagina…e cominciai a riempirla di sperma. I muscoli della fica si contraevano ritmicamente come a voler aspirare fino all’ultima goccia. Quando Roberta si rese conto che lo sperma stava colando dalla fica scese con una mano a raccoglierlo e poi, guardandomi negli occhi da sotto in su, iniziò a leccarlo dal palmo della mano. Un gesto di completa sottomissione? Oppure voleva farmi capire che come femmina aveva abbattuto ogni tabù?
Mi stesi al suo fianco e rimanemmo stretti l’uno all’altra senza parlare a riprendere fiato, grati di questa vicinanza.
Ero in pace e stavo quasi appisolandomi quando realizzai che Roberta si stava strofinando con i capezzoli sul mio torace, quasi stesse cercando il dolore! Inizialmente la lasciai fare, poi con le mani le coprii a coppa i seni e comincia a manipolarli, ora con dolcezza ora stringendo con forza. Mi guardava con occhi languidi, grata di quanto andavo facendo, emettendo gemiti di dolore quando stringevo più forte, ma attenta a non allontanarsi!
Dopo diversi minuti presi una decisione: oggi l’avrei fatta comportare da puttana in mezzo alla gente. Volevo vedere la sua reazione!
“Alzati, usciamo” le dissi. “Ora andiamo in camera tua, sceglierò cosa farti indossare e mostrerò al mondo quanto sei puttana!”
“Si, mio signore. Esaudirò ogni tuo ordine con piacere!!”
Nel dire ciò mi baciò profondamente, rovistando nella mia bocca con la lingua. Ci alzammo e facemmo una doccia ristoratrice. Una volta asciugatasi, senza considerare le clips ancora attaccate ai capezzoli, si infilò il vestito con cui era venuta (un completino in tela jeans che le permetteva di essere nuda sotto senza possibilità di farsi scoprire) e rimase in attesa che io finissi di vestirmi, poi uscimmo insieme e ci avviammo alla sua camera.
Una volta in camera mi guidò vicino all’armadio ed aprendolo mi invitò a scegliere l’abbigliamento da indossare. Senza bisogno che parlassi, si spogliò e rimase al mio fianco, abbracciandomi come una liceale innamorata. Emanava un piacevole odore di sesso.
Individuai immediatamente un vestito semplice, bianco con dei disegni colorati, di cotone, per cui in trasparenza si sarebbe dovuto rivelare un po’ trasparente, con una scollatura a V abbastanza profonda avanti, con cinque bottoni che, partendo da sotto al seno, arrivavano al bordo della gonna, che ad occhio avrei detto essere poco al di sopra del ginocchio. Dietro lsciava completamente scoperta la schiena.
Nonostante avessi già fatto la scelta mi divertii a frugare tra i suoi vestiti e mi resi conto che non c’erano pantaloni; lo presi come un segno che ubbidiva ai miei ordini anche in mia assenza! Godendomi la sua vicinanza, me la presi comoda, poi alla fine presi il vestito che avevo scelto e lo posai sul letto. Come scarpe trovai dei sandali bianchi, con un tacco di 5 cm. Avrei preferito un tacco almeno doppio (se doveva essere una puttana, doveva avere delle scarpe da puttana!), ma avevo un’idea che forse poteva risolvere il problema.
La strinsi a me, la baciai, presi le clips tra le dita ed iniziai a tirare, avendo cura di aumentare la trazione con molta lentezza: volevo farle sentire tutto il dolore possibile! Si irrigidì immediatamente, strinse gli occhi e la bocca e cominciò a lamentarsi “Ahh…..ahhhhhhh… Che dolore!…….mi strappi tutto….Ahhhhhh”. Piccole gocce di sudore apparvero sulla fronte. Alla fine le clips si staccarono e Roberta si rilasciò appoggiandosi con tutto il peso a me, stringendosi. Alzò il volto con gli occhi socchiusi e le labbra aperte, come a chiedere un languido bacio che non le negai. Staccandomi con delicatezza la invitai a vestirsi.
Andò in bagno, da dove uscì alcuni minuti dopo con un leggero velo di trucco. Poi si vestì rapidamente. Avevo valutato bene: il vestito terminava 4-5 cm sopra al ginocchio. Allacciati i primi tre bottoni (il terzo era posizionato esattamente sul pube) si fermò a guardarmi, come a chiedere istruzioni. Io non parlai, mi limitai a fissarla negli occhi. Decise di non allacciarne altri.
Per non uscire insieme le ordinai di aspettarmi ai bordi di un prato a circa 500 metri dall’albergo, seduta su una panchina con le gambe ben in vista! Come al solito non aspettai la sua risposta, ma mi avviai al garage, per prendere l’auto.
