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BDSM Live

Dopo quel primo pomeriggio presi coscienza di un mondo a me finora poco noto (per non dire sconosciuto): il mondo della dominazione. Cominciai a girare per internet per farmi un’idea e mi accorsi che per molte coppie il ravvivare il rapporto poteva significare una dominazione. Per altri non era una questione di erotismo ma di pura sopraffazione. Ma finchè la domanda (dominazione) si incontrava con l’offerta (dominato) e purchè tra maggiorenni consenzienti…nulla di male.
Mi faccio un’idea del mondo e mi procuro corde, foulard, candele, fruste, mollette…tutte cose di facile reperibilità e con la possibilità di nasconderne il vero uso qualora qualcosa fosse andato in maniera diversa dal primo incontro.
Un altro problema che mi trovai a dover affrontare: dovevo telefonare (ci eravamo scambiati i numeri dei cellulari) oppure mandarle un messaggio? E in che tono mi dovevo mettere? L’istinto mi diceva di mettermi sul tono di comando (dovevo dimostrare in tutti i momenti di essere il padrone!). Ma era meglio un ordine impartito in maniera impersonale attraverso un messaggio oppure era meglio un ordine vocale? Sarei stato capace di fare il tono di voce “duro” a freddo?
Comunque sia con quei pensieri e tra gli impegni di lavoro e gli acquisti  per il secondo incontro trascorse il primo giorno. La sera sul tardi decisi che la mattina  dopo le avrei telefonato e dato un nuovo appuntamento, accompagnato da qualche ordine che sottolineasse la mia autorità.  Alle 7 del mattino, mentre prendevo il caffè squillò il telefono: “Spero di non disturbare il mio signore. Avevo voglia di sentirti. Con la scusa di dover comprare il latte sono scesa per telefonarti. Scusa spero di non disturbarti”. Aveva una voce ansiosa e mi resi conto che tutte le mie paure erano state inutili: mi trovavo di fronte ad una persona coinvolta molto più di me!! Colsi al volo l’occasione: “stavo uscendo. Ci vediamo alle 9. Avrò poco tempo, sono libero solo fino  alle 11, ma avrò il tempo per legarti e violentarti.” “Grazie. Ci sarò. Ti amo!” Prima che potessi dire qualcosa riattaccò lasciandomi perplesso come non mai per quel “ti amo”! Che significava? Io non ero coinvolto se non dal sesso e dalle nuove scoperte; credevo che anche   per Roberta fosse lo stesso. Ed invece alla prima occasione che cosa mi dice? “ti amo”!!!??
Mentre andavo a comprare il giornale, nel passare avanti ad un fruttivendolo, mi fermai per comprare degli zucchini. Mentre pagavo realizzai che la mia mente era più avanti di me di qualche anno, ormai agivo e parlavo senza fermarmi a pensare!
Pochi minuti prima delle 9 Roberta bussò. Era vestita sempre in modo elegantemente appariscente, ma sicuramente non volgare: maglia aderente che sottolineava la sua linea un po’ abbondante, su una gonna sopra al ginocchio non molto aderente, a portafoglio, con le solite scarpe con il tacco. Oggi si era messa un trucco molto più pesante, sicuramente poco adatto all’ora e che forse poteva far  pensare ad una prostituta: voleva sottolineare il suo nuovo stato sessuale?
La feci accomodare. Quando camminava ancheggiava in modo appariscente.
In fin dei conti mi aveva deluso: a parte il trucco nulla lasciava intendere il suo nuovo stato. La feci entrare e glielo dissi. Ci rimase molto male, portò a sua scusante il fatto di non farsi scoprire dal marito ed io troncai corto dicendole che erano tutte scuse. “Dovrò punirti per questo tuo modo di essere.” Immediatamente abbassò gli occhi e si lasciò scappare un flebile “si”. Dal  ripiano del mobile  presi una frusta corta e rigida, di quella che usano i fantini nei concorsi ippici, la feci scorrere sulla superficie del tavolo in modo da attirare il suo sguardo: come vide la frusta il suo respiro si fermò e le labbra cominciarono un leggero tremolio. Lo sguardo non lasciva la frusta che io avevo preso a muovere nell’aria. “Dovrai stare ferma, altrimenti invece di tre te ne darò dieci”. Non so se fu il suono della voce, il tono o che altro: mi guardò dritto negli occhi e rimase ferma con le mani lungo i fianchi. Aveva uno sguardo con una strana espressione: paura? Voglia? O che altro? Le andai dietro, “Alza la gonna!” Con fare titubante e mani tremanti scoprì completamente la parte alta delle cosce ed il culo. Glielo carezzai. Non se lo aspettava: si contrasse. Quando realizzò che erano carezze iniziò a lasciarsi andare. Nell’istante in cui rilasciò i muscoli lasciandosi andare alle mie carezze, in rapida successione partirono tre colpi: immediatamente si disegnarono delle strisce violacee, due sulla parte alta delle cosce un uno di traverso sulle natiche. Con un urlo cadde in ginocchio, singhiozzando. Mi misi avanti a lei. “Ogni volta che ti frusterò, mi dovrai ringraziare”. In un primo momento sembrò non aver capito, poi mi guardò attraverso degli occhi velati e con voce rotta “Grazie,mio signore….Scusami se non sono brava”.
“Tanto per iniziare impara che quando sei in mia presenza, salvo diversa indicazione, devi stare nuda: ti sono consentite solo le scarpe e le calze, quando le porterai. Per cui tutte le volte che entri ti mostri, mi fai una sfilata personale e poi ti spogli senza che io te lo ordini! Comincia. E ricordati quello che hai avuto è solo un assaggio: ne verranno altri e più sbagli più frustate prenderai!!” Immediatamente si alzò e cominciò ad eseguire gli ordini.
Mi aspettavo che si spogliasse, invece per tutta risposta cominciò a camminare per lo studio sculettando in maniera provocante e girando su se stessa come in una sfilata. Nello girarsi la gonna tendeva ad aprirsi e a mettere in mostra le gambe. Mi venne un’idea: “siediti”. Subito ubbidì e rimase a guardarmi. Io la fissavo intensamente: “accavalla le gambe”. Comprese immediatamente: accentuando il movimento di accavallamento la gonna a portafoglio si aprì ed una delle due gambe rimase totalmente esposta fin quasi all’inguine: “la prima volta che usciremo insieme dovrai mettere questa gonna.” Guardandomi negli occhi fece segno di si con la testa, ma non parlò. Un leggero rossore dal collo verso il volto era più che eloquente. Comprendeva al volo le mie intenzioni!
“OK. Ora spogliati”
Seguire attentamente la sua svestizione fu bellissimo: non perdeva occasione per mettere in mostra in maniera provocante il suo corpo. Io facevo la parte dell’indifferente, ma ogni tanto la interrompevo e facevo accentuare pose o movimenti atti a umiliarla: la feci piegare in due ed allargarsi le natiche, stendere sul lettino e mostrarmi la fica a cosce aperte…mi accorgevo dagli occhi e dalla fica che non rimaneva indifferente: quanto più era mortificante una posizione (diventava rossa come un pomodoro) tanto più si bagnava e tanto più faceva uno sguardo languido.
Passai all’azione. Presi un foulard nero e lo posi sopra ai suoi occhi; cominciavo a conoscerla: tutte le volte che facevo qualcosa di nuovo si irrigidiva, ma poi si lasciava andare con fiducia. La feci stendere sul letto e le posi le mani stese in alto, come la prima volta: automaticamente aprì leggermente le gambe. “Brava la mia troia, meriti un premio. Impari presto” e la baciai, subito ricambiato. Mosse le braccia per stringersi a me. “Accidenti adesso hai sbagliato: non ti avevo autorizzato a muoverti”. Si irrigidì sentendomi muovere nella stanza. Forse si aspettava qualche altra frustata. Invece avevo preso una cima (di quelle che si usano sulle barche) non troppo grande, ma neppure molto sottile per non segarle la pelle e cominciai a legare i polsi tra di loro e poi in alto alla testiera del letto. Scesi lungo il corpo baciandola e leccandola a piccoli colpi concentrandomi prima sul collo, poi sui seni e poi presi a scendere verso la fica che sapevo essere sempre più bagnata. Con un’altra cima feci un nodo immediatamente sopra al ginocchio, poi  la passai sotto al letto, la misi leggermente in tensione e poi legai l’altro capo sopra all’altro ginocchio. Le sollevai il bacino mettendole un cuscino sotto. Mi fermai a guardare il lavoro eseguito: bellissimo totalmente esposta e completamente a disposizione! Cominciai a baciarle le grandi labbra e succhiargli il clitoride. Lei rispose immediatamente iniziando ad eccitarsi e colando abbondantemente dalla fica. Ma non avevo intenzione di proseguire a lungo, non volevo che arrivasse, i miei programmi erano ben diversi.
Risalii lungo tutto il corpo, fino al collo. Comincia a parlarle a bassa voce: “Sei mia. Lo hai mai preso nel culo?”. “No”. “Oggi ci sarà l’iniziazione”. ”Ti prego, no. Ho sempre avuto paura…tutto, ma ti prego…Oppure dammi un po’ di tempo…”.”Dovresti aver capito, ormai. Devi solo seguire i miei ordini. Non hai diritto di scelta! Ti deve essere chiaro. E’ la legge del tutto o nulla: puoi restare, accettando qualunque cosa e sottomettendoti ad ogni desiderio, oppure puoi chiedere di essere lasciata libera ed andare via. In qualunque momento me lo chiederai, ti lascerò libera. Ma non puoi scegliere quello che vuoi o non vuoi fare. Sono stato chiaro? Ti lascio alcuni minuti, vado a fare una telefonata. Quando torno voglio una risposta.” Mi allontanai ed uscii dalla stanza chiudendomi la porta alle spalle, senza darle tempo di parlare. Di proposito la lasciai per oltre 10 minuti. Me la immaginavo legata, completamente esposta, nel buio della benda che si dibatteva se superare un’altra invisibile barriera oppure tornare indietro. Ero perfettamente consapevole che in quel momento stavamo pensando le stesse cose: che se avesse risposto di si sarebbe scesa un altro gradino nella scala della dipendenza e dell’umiliazione e che più scendeva più difficilmente ne sarebbe uscita. Ma poi: voleva uscirne oppure voleva continuare a scendere per vedere qual’era il limite, ma soprattutto: esisteva un limite? E se il limite esisteva: era mio o suo?……
Dopo una decina di minuti entrai. Mi fermai a guardarla. Il suo volto bendato era rivolto verso di me. Più la guardavo più mi piaceva quella situazione. Cominciai a pensare che sarebbe stato molto bello fotografarla così, completamente esposta. Perché non farlo? Senza una parola uscii dalla stanza ed andai a prendere la macchina digitale. Iniziai a fotografarla…chissà forse un domani avrei potuto pure riprenderla nelle sue attività sessuali…
“Che fai?”. “Non hai diritto a parlare! Sto aspettando una risposta….nel frattempo mi diverto a fotografarti…sei bellissima:  tutta aperta, legata, con la fica bagnata che non aspetta altro che essere posseduta…”. Dopo un attimo di esitazione, arrivò la risposta: ”Va bene…”.
“Che significa: va bene? Sii più esplicita!” le risposi, anche se avevo compreso bene che aveva superato le ultime resistenze.
Inizialmente a voce bassa, poi con voce più alta, ma soprattutto più sicura:”Va bene. Accetterò tutto: il culo…la fica…la bocca…sono a tua disposizione. Sono tutta tua. Ti prego umiliami….lo desidero…solo tu puoi capirmi…l’ho sempre saputo dal momento che ti ho visto…Sto agendo senza pensare, ma se mi fermo a pensare…mi vedo tua. Mio marito…i figli…la casa…non contano… Sono una puttana…la TUA puttana…chiedimi tutto…lo farò, ma ti prego: aiutami…”
Senza ulteriori indugi comincio ad accarezzarla e a baciarla per tutto il corpo. Più insistevo, più ansimava, si dimenava con le anche cercando un contatto con la fica che io rendevo presente, ma estremamente fugace. Finalmente le aprii la vagina e presi a masturbarla prima con un dito, poi con due ed infine con tre: sembrava gradire. A quel punto presi  due zucchini, che in precedenza avevo posato sul comodino: il primo di dimensioni di un pene normale lo introdussi nella fica piano piano. Al solito irrigidimento iniziale fece seguito una completa partecipazione e non capì perché ad un certo punto lo estrassi: stava quasi per arrivare! Si aspettava di nuovo il gioco di tenerla sulla corda. Ma io ero più carogna di quanto si aspettasse! L’appoggiai sul culo e cominciai a spingere lentamente. Quando si rese conto delle mie intenzioni si cominciò ad agitare “No…non l’ho mai fatto…ho paura….mi farai male…ti prego…continua…no…si”.
“Stamattina ti ho detto: verrai legata e violentata.  Io mantengo le promesse…se ti agiti farò tutto quello che voglio lo stesso, solo che dopo dovrò punirti! …e poi vedrai: ti piacerà”. Mentre parlavo non mollavo la presa, ma soprattutto avevo preso a carezzarle il clitoride: cominciò a rilassarsi e a non muoversi troppo. Continuava a lamentarsi del dolore mentre io proseguivo nella violazione lentamente, ma la fica era bagnata e rispondeva sempre più agli stimoli. Ad un certo punto era fatta: Roberta era stata aperta dietro e cominciava a godere. Era il momento di passare alla seconda parte del piano: presi una seconda zucchina (leggermente più grande della precedente) ed iniziai ad introdurla nella vagina.

“No…insieme…no…no…non voglio…mi spaccherai…ti prego…no”. Ma appena iniziai a forzare entrò rapidamente tutto fino in fondo: era un lago! Mandò un sospiro…e cominciò a tremare e godere. Sembrava incapace di controllarsi e cominciò a sbattersi e urlare ed allora…. cominciai un movimento di dentro e fuori alternato davanti e dietro, con stimolazione del clitoride ad ogni introduzione…..ormai Roberta era senza contegno: aveva cominciato ad agitarsi, a dire frasi senza senso, dove l’unica cosa chiare era “sono tua…troia…”. Infine dopo alcuni minuti cominciò ad arrivare e sembrava non aver mai fine. Le sue urla mi cominciarono a fare preoccupare:avevo paura che ci sentissero. Cominciai a rallentare il ritmo ed anche Roberta rallentò fino ad un orgasmo più contenuto. Quando si era calmata, mi staccai da lei, le tolsi lo zucchino da dietro e lo sostituii con il mio cazzo. Lo introdussi con estrema violenza: ero troppo eccitato per avere riguardi. Non se lo aspettava. Mandò un urlo, ma poi come al solito riprese ad ansimare, anche perché nel mio movimento urtavo lo zucchino ancora infilato nella fica e quindi si sentiva doppiamente penetrata e violata…ma riprese ad arrivare quando sentì inondarsi dal mio sperma.
Improvvisamente mi resi conto che stavo facendo tardi.
“A che ora devi tornare a casa?”
“Entro le 13”
“OK”
E senza aggiungere altro mi vestii ed uscii per l’incontro di lavoro con un collega, che sapevo essere di pochi minuti: dovevo solo consegnargli dei promemoria prima delle vacanze.
Infatti dopo meno di 20 minuti che mi ero allontanato avevo finito. Ritornai a casa e mi misi a trafficare in cucina senza dire nulla a Roberta che era ancora sul letto legata, esposta e bendata. Cercavo di pensare a come si sentisse: ero uscito senza dirle nulla. Ora sentiva dei rumori per casa, era sicura che ero io, ma il tarlo che fosse qualcun altro (la donna delle pulizie, un mio amico…) forse lo aveva. Si stava chiedendo se chiamarmi? O aspettare gli eventi?
Entrai in camera in silenzio, avendo l’accortezza di togliermi le scarpe per non fare rumore. La trovai rilassata. Non mi dava l’impressione di essere agitata…nonostante la condizione. Cominciai a toccarla a partire dai seni e poi scendendo verso la fica. Il corpo rispondeva immediatamente alle carezze, come se non facesse l’amore da anni! Decisi di farla soffrire: presi la frusta e cominciai ad accarezzarla con la punta: realizzò immediatamente cos’era e capì cosa stava per accadere “ti prego…” e non disse altro. Mi chiesi se voleva chiedermi di essere frustata o se mi chiedeva di non essere frustata. Decisi da solo: cominciai a colpirla, senza troppa violenza, sui seni. Cominciò a dimenarsi cercando di sfuggire ai colpi che sapeva non poter fuggire bloccata com’era. Scesi sulla pancia e poi mi fermai….”Non devi dire niente?” le chiesi. Rimase immobile cercando di ricordare, immediatamente si ricordò “Grazie…Grazie”. Con cattiveria la colpii sul clitoride. Non se lo aspettava ed urlò. “Questo è per non fartelo più dimenticare”. Singhiozzando, disse: “Si….grazie!” .
A quel punto comincia a scioglierla, baciandola ed accarezzandola. Quando le sciolsi i polsi la autorizzai a stringermi e carezzarmi e cominciò a strofinarsi sul mio corpo, a stringermi, a riempirmi di baci… Continuammo così tra carezze e normali attenzioni di due innamorati finchè non ripresi vigore e comincia a scoparla. Arrivammo di nuovo, baciandoci e rotolandoci nel letto come due innamorati.
“Si sta facendo tardi, le dissi, ti autorizzo ad andartene. Per i prossimi 7 giorni sarò fuori”.
“Anch’io devo andare in vacanza con la famiglia. Tornerò il 26 o il 27 ….”
“Dove andrai?” Mi indicò una località di villeggiatura molto elegante poco distante dalla nostra città. Allora le dissi: “Mandami l’indirizzo dell’albergo dove vai…vedrò di fare qualche scappata. Ogni giorno mi devi mandare un messaggio in cui mi ricordi che sei totalmente mia”. “Come vuole il mio padrone…non so come, ma ti giuro che ti ubbidirò”.
Dopo che si fu vestita mi salutò e stringendosi a me “saranno i giorni più tristi della mia vita…non vedo l’ora di riabbracciarti…ti ho appena incontrato e già dobbiamo separarci..”; non so per quanto avrebbe continuato…solo l’ora la obbligò ad andarsene.
Io rimasi a lungo disteso a ripensare alle ore trascorse…e a programmare incontri e torture successive. Avrei approfittato delle ferie per aggiornarmi in un mondo a me totalmente sconosciuto fino a 48 ore prima, ma che ormai avevo nel sangue.